Ci manca sempre qualcosa. Qualche pezzo dell'argenteria. O dell'artiglieria, secondo i casi. Ci manca l'aria, qualche volta.O qualcosa che non quadra all'interno del quadro, e allora devi cercare il dettaglio per ricreare il paesaggio dopo la battaglia, la definizione del tempo giusto per vincere il contrasto. Siamo pezzi mancanti. Manchiamo a noi stessi nel momento in cui tutto sembra splendere per il verso giusto, quando tutto sembra perfetto senza margini di scarto, di ripensamenti dell'ultima ora, con tutti i relais del circuito già filtrati per evitare operazioni fuori luogo. I quadri di una pittrice che dipinge solo mani. La bellezza delle mani, la loro unicità, il modo di stringere un'altra mano o una penna a inchiostro, le nervature, gli spazi lasciati liberi, il modo di incrociare le dita, di accarezzare un viso, di stringere un corpo, di avvolgerlo, di inaugurare un romanzo lasciando che la trama si apra al silenzio, alla veglia, a qualcosa di impercettibile che la mano nasconde e che un dubbio fa affiorare: e se quelle mani altro non fossero che una ricerca, non del tutto segreta, dell'a-ni-ma, del sotteso, del non detto, di quello che si vorrebbe fosse e ancora non é? Almeno nella sua formula più primitiva, non esplicita, non dichiarata.Ci manca sempre qualcosa nel carrello della spesa, delle parole che spendiamo, dei gesti che solo noi conserviamo in memoria, e di quelli che cancelliamo perchè abbiamo abbandonato la postazione e siamo sull'altra linea del fronte, ci sentiamo finalmente a casa dentro quell'infinito abbraccio che non scopre solo la nudità dei corpi, ma la loro caduta, questo cadere negli occhi di un altro, per riscoprire il mondo, l'ineffabile incanto che solo quel secondo, quel preciso istante, regala al cuore, al decimo piano di un'architrave sul lago di Costanza. Ma anche Rotterdam o la City Hall Square di Oslo, non cambia la sostanza, la natura del viaggio. Nel pezzo che cerchiamo, nello strappo che sogniamo per evadere dalla cornice. C'è una luna a cinque stelle fuori di qui perchè continui a girarti nel letto? D'accordo, se ci fosse il vento, il dieci curverebbe sulla lode, o su qualche logo incastonato sulle tue labbra. Per oggi mi hai assassinato con la maestria di un'orafa di Bruges, non posso chiedere a Dio una replica imperfetta del tuo sguardo. Come dire.Facciamo un gioco. Andiamo in simultanea sulla fune. Chi per primo perde l'equilibrio apre la sua ombra e trova il pezzo che gli manca. E tu ci ridi sopra, e non vedi l'ora di ricominciare. Dai pezzi mancanti, dalla meccanica sul quadrante quando con un morso sulla mela, lasci che la mano scivoli via nella geometrica perfezione dell'assenza. Cerca gli occhi sulla tela, non la ragnatela del mondo che tutto copre per non vedere. Batti all'asta il quadro, spia il tuo sonno per capire quello che ti manca.Non girarti. Sono dietro di te.Nelle nere parigine, tolte in prima battuta, per staccare l'ombra da terra.
Non manca nulla a questo pezzo per essere un piccolo gioiello di scrittura erotica immaginale.
RispondiEliminaE' a me, alla mia curiosità, che manca qualcosa, per capire chi sta dietro queste parole...
Chi scrive? Di chi si scrive?