Pubblico l'intervento che mi ha inviato Fabio. Buona lettura.
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In questo secondo incontro, il gruppo “Immaginale e letteratura”, nelle persone di Dania, Stefania, Viola, Ermanno, Mario, Paolo e Fabio, ha iniziato la sua esperienza di lettura in chiave immaginale del libro di Ernst Jünger, Visita a Godenholm (1952), Adelphi, Milano, 2008, scelto dal gruppo in occasione dell’incontro precedente.
Prima di inoltrarsi nella lettura integrale (e in condivisione) del racconto lungo che dà il titolo al testo di Jünger, il gruppo ha deciso di “testare” preliminarmente la propria capacità di lettura immaginale, decidendo di cimentarsi con il racconto più breve che apre il libro, intitolato “La caccia al cinghiale”.
Abbiamo quindi deciso di leggere di sèguito l’intero racconto, una pagina a testa, a rotazione.
Dopo la lettura, abbiamo fatto seguire un momento di meditazione delle immagini incontrate nel testo di Jünger, e poi abbiamo proceduto alla restituzione individuale delle principali immagini che ognuno di noi ha incontrato.
Mario. Atmosfera/emozioni simili a quelle che si incontrano nel film Le nozze (1972), del regista polacco Andrzej Wajda. Il bianco della neve, il rosso sul manto del cinghiale, un rosso di morte. Le immagini della narrazione sono di tipo cinematografico, non esclusivamente psicologico. Il paesaggio ricorda certe atmosfere tipo quelle di Bruegel il Vecchio. Notevole presenza anche di immagini erotiche, collegate alla morte: cibo/eros. Il bianco rimane il colore dell’attesa.
Paolo. L’opposizione cromatica che regge il racconto è quella tra bianco e rosso. Il colore bianco però è più denso del rosso. Il bianco è avvolgente, attutente, in quanche modo protettivo. Stare nella neve protetti, come in un nido. Contrasto con il colore rosso. Il fucile visto in sogno (immagine particolarmente forte), simbolo di virilità. Sogno di impotenza, immagine fortemente sessualizzata. Il cinghiale, immagine di bellezza mostruosa, affascinante, al di là di un sentimento di paura.
Stefania. Il colore bianco, all’inizio e alla fine del racconto. Il rosso è presente, ma non così tanto come il bianco. Il rosso del fuoco. Le immagini del racconto sono fortemente legate ai colori. Il verde del nastro, il rametto di abete intinto nel sangue del cinghiale. Il color argento del fucile. Rosso/verde uniti. Il cappello è verde. Il blu delle interiora del cinghiale morto. Il rosso del cinghiale come un tinozza, bianco ovattato che via via diventa un grigio lattiginoso. Il sogno del ragazzo.
Dania. Immagini sospese tra sogno e realtà. Il sogno è quello della caccia o quello del fucile, che viene sognato come da chi ne è innamorato. Richard e il principiante, la sequenza del cinghiale ucciso. I vapori che escono dal cinghiale morto, dopo che il suo corpo è squartato dai cacciatori.
Ermanno. Due sono le immagini principali: 1) Il setting dell’azione, come se fosse visto dall’alto; la landa, il territorio dell’azione, una specie di piatta thundra. Contrasto con il colore scuro degli alberi. Una parte di boscaglia è costituita da alberi secolari. 2) Il fucile, con le sue canne scintillanti. I ragazzi sono accovacciati in una buca; la brocca per il vino; le viscere del cinghiale, che colorano di rosso la neve tutt’attorno al cadavere dell’animale. Il muso del cinghiale non è brutto o spaventevole. Il cinghiale è sempre in movimento, nel sottobosco. Il capocaccia che poggia il piede sullo sterno del cinghiale. Il coltello. Opposizione tra il dinamismo dell’animale e la staticità degli uomini radunati attorno al suo cadavere, a caccia conclusa. I cacciatori che si passano l’un l’altro la borraccia dell’acquavite. L’arrivo alla taverna, luogo di “perdita di eleganza”.
Fabio. Mi colpisce che, almeno in due occasioni, nel corso della narrazione ritorni la frase “oltre ogni immaginazione”. Le immagini che ho visto sono: rami d’abete, terra scura, giallo-verde dei regoli, resina odorosa, groviglio di rovi/rami, la radura nel bosco, l’aria di neve, il cinghiale a forma di razzo/goccia, marrone-rosso del cinghiale, pigolio degli uccelli nella boscaglia, tappeto di foglie autunnali, la nuvola di fumo dello sparo, le tracce di sangue, il cuore spezzato, la camera da letto immersa nell’oscurità.
Dopo avere condiviso e riflesso assieme sulle immagini che abbiamo visto, abbiamo aperto una breve discussione, da riprendere e approfondire nei nostri incontri successivi, sul significato del concetto di “lettura immaginale”. L’immaginale, come del resto è emerso chiaramente durante il corso di perfezionamento, non è riducibile a un’unica prospettiva, ma a una costellazione di prospettive. La scelta di quale angolatura immaginale sia più adeguata al progetto di lettura comune di un testo, è demandata al differente bisogno di relazionarsi con le immagini in esso presenti.
By Fabio Botto
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