Un week end immaginale è qualcosa di diverso da un contesto geografico, una meta precisa su cui convogliare desideri e persone, tempo e stati emozionali che uno proietta a livello mentale, prima ancora d'essere partito. Non assomiglia, non ha le caratteristiche di quelle metamorfosi metropolitane dove basta un bagaglino per "vedersi" tra dune o castelli fatati, su spiagge o dentro strade che richiamano atmosfere precise e pulite, con tutte le architetture al posto giusto, senza sbavature di sorta, insomma metti Brema o Amsterdam, qualcosa che abbia comunque il rigore nordico per sfuggire al caos odierno dei siti mediterranei. Un week end immaginale assomiglia in prospettiva a una casa del futuro, quella "passiva" che supera di gran lunga le classificazioni energetiche della classe A. In altri termini una casa che produce energia più di quanto ne consuma. Uscendo da questa metafora, proviamo a fissare qualche parametro indicativo. Il gruppo si ritrova in un punto scelto, ma questa scelta condivisa non è il frutto della somma o delle differenze dei luoghi proposti, è semmai la risultanza di un ricambio d'aria per recuperare idee progettuali e scambiarle su flussi che vengono redistribuiti all'interno dei partecipanti per farne un "opera" attiva, qualcosa che rompe la dicotomia viaggio andata e ritorno, qualcosa che rompe le schermature idealtipo di quanto viene associato a un luogo, per favorire una diversa luminosità, dello sguardo e del pensiero. Un differenziale intellettivo che usa lo scambio dell'immaginario e delle culture dei singoli in un quadro armonico, come se tutto fosse ventilato, pensato, raffreddato al punto giusto per disegnare un ambiente dove tutti si sentono a proprio agio, in un circolo virtuoso che manda a casa tutte le facciate di noi stessi che non ci piacciono, e di cui faremmo anche volentieri a meno nel quotidiano. E' un partire per raccogliere dei frutti agganciati a un desiderio che si consumerà sul posto, permutando cifre e corpi con un taglio netto all'usuale circolazione delle idee.Un week end immaginale insomma, assomiglia a quella che Barthes definiva una "draga". Un piacere sotteso di scoprire nuove sequenze e nuove densità emozionali, ma tutte concatenate poi a un fare che produce uno scarto sul "prima", su come eravamo tre ore prima di partire, e su come saremmo poi tre ore dopo essere ritornati alle proprie abitazioni. Un week end immaginale è una costruzione a più livelli, un gioco, un lavoro, un orientamento che va in profondità e restituisce un risultato, uno spazio calmo di riflessione in cui si va a toccare, in maniera imprevista, e improvvisa, canali immaginativi e corporei che rimanevano bloccati nell'individualismo comune. Bloccati e rimossi, non utilizzati. Perchè è solo dall'altro, dall'interazione, che può nascere un diverso registro di movimento, di progettualità. Un week end immaginale è un'avventura sensoriale. Si è padroni di casa e nello stesso tempo ospiti.Ci si ri-trova nella lentezza del cielo e nella forma delle nuvole, ben sapendo che dalla con-fusione di queste linee, il ricavo geometrico e geotermico sarà superiore alle resistenze della pigrizia.Per farla breve. Un week end che inizia quando termina.
A un weekend immaginale si addice una scrittura immaginale come questa :-)
RispondiEliminaLa proposta di un viaggio verso un altro luogo, che è un viaggio dentro di noi, un "noi" comune e diverso.
Dove?
Propongo Sestri Levante, luogo caro ad Andersen, dove saremmo sostenuti immaginalmente dalla malia della baia delle favole. E' il luogo della mia infanzia: potrei ospitare qualcuno e saprei dove indirizzare gli altri.
Mi viene poi in mente Ravenna, una città d'arte, che da tanto tempo vorrei visitare.
E la catullana Sirmione?